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Today is special one for this blog...
with all our love, we wish Biljana happy birthday!
Too many Greeks in the delegation of the European Parliament to the joint Committee for Cooperation Between the European Parliament and Macedonian state Assembly.
It is against Macedonia’s interest that the President and Vice-president of the Delegation of the European Parliament to the Joint Committee between the European Parliament and the Macedonian State Assembly are two ultranationalist Greeks, and this must be changed. In addition to the President and Vice-president, there are two more Greeks as members of EP’s Delegation. Therefore, it may be clearly asserted that Greece has too many representatives in this EU body for inter-parliamentary cooperation - says the reaction of one European Diplomat. He claims that this is an unprecedented situation in the European Parliament where it has always been the case that it is taken care of for the proportional political and national distribution of positions at its various bodies.
The President of the European Parliament’s Delegation for cooperation with the Macedonian Assembly is Georgios Papastamkos from the European People’s Party (the Demo-Christians’ Grouping). Vice-President of this Delegation is Georgios Karatzaferis from the Eurosceptic group “Independence/Democracy” whose members are opponents of the EU structure.
"Karatzaferis is also a founder and president of the ultranationalist Greek party LAOS which was the main organizer of the anti-Macedonian protests in Thessaloniki. Despite the fact that the Delegation will not deal with the resolution of the “name issue”, Karatzaferis is and cannot be constructive and cooperative in the Delegation’s work with Macedonia," claims the European Diplomat.
[From Reality Macedonia].
Siamo rimasti colpiti dall'articolo di Emma Bonino a riguardo della questione del Kosovo pubblicato sul Corriere di oggi. Pensiamo che dalla sostenitrice dei diritti umani e dell'internazionalismo ci sarebbe potuto aspettare di più.
La prospettiva di una unione con altri territori albanesi alletta solo un gruppo di fanatici e un’eventuale partizione stabilirebbe un pericoloso precedente per le aree teatro di altri possibili conflitti.
In base a quali dati si è in grado di affermare ciò? Ci si vuole davvero prendere la responsabilità di minimizzare il progetto della "Grande Albania"? Come la mettiamo con la guerriglia al confine con la Macedonia? O con i casi "eccezionali" come quelli di Kondovo, in cui un intero quartiere di Skopje è stato occupato dai guerriglieri nazionalisti albanesi?
Le violenze del marzo 2004 hanno dimostrato che la comunità internazionale non può contare in eterno sulla buona volontà locale.
Che cosa significa? I soldati della Kfor hanno assistito al rogo delle case della minoranza serba. Certo la questione non sarebbe dovuta rimanere di pertinenza della "volontà locale", soprattutto nella misura in cui in quell'occasione sono stati violati i più elementari diritti umani.
La Serbia deve accettare di aver perduto il Kosovo e che compito di Belgrado è ora adoperarsi in favore dei serbi kosovari, anziché fantasticare sulla possibilità di riappropriarsi della regione. Le ultime notizie da Belgrado sono tutt’altro che incoraggianti. La comunità internazionale non può legittimare le fantasie serbe, deve piuttosto chiarire che Belgrado non ha diritto di veto sulla soluzione dello status finale del Kosovo.
In base a quale ragionamento, la Serbia non ha diritto di mettere il veto sulla questione del Kosovo, regione che, pur essendo amministrata dall'Onu, è ancora parte del suo territorio?
Non ci vogliamo sottrarre dal prendere la patata bollente e dal provare ad immaginare una soluzione, un punto di vista praticabile. Abbiamo letto con molta attenzione l'articolo di Osservatorio Balcanidi di oggi sulla questione.
La prospettiva di promuovere fortemente l'entrata della Serbia nell'Unione Europea e di legare l'indipendenza del Kosovo a questa prospettiva (ancora molto lontana, per l'opposizione di pressoché tutta la comunità internazionale) ci sembra di buon senso, nella misura in cui è l'unica soluzione antinazionalista praticabile.
La questione nell'ottica degli stati non si risolve. In un Kosovo dominato dal "nazionalismo estremo albanese/indipendentista" sponsorizzato dall'Occidente, la soluzione militare vedrebbe la Serbia come al solito nel ruolo del nemico, facile da schiacciare e da bombardare.
Forse sciogliere i confini falsi e fittizi degli stati nazionali balcanici in un'organismo sovranazionale (la nostra casa comune Europa?) e in un'area di libertà sovranazionale potrebbe riportare la situazione ad una condizione più confacente alla storia delle regioni balcaniche, eredi degli imperi Romano-d'Oriente e Ottomano. Il vero nemico di questo processo sono le elite nazionali, le borgesie e i gruppi di potere che purtroppo trovano spesso l'appoggio delle burocrazie e delle lobby politico/economiche dell'Occidente, mosse dai business dell'economia di guerra e dall'antica ma ancora efficace massima del divide et impera.
Forse dovremmo cominciare a spenderci per cambiare il volto dell'Europa e farcelo assomigliare il più possibile, cercando di cancellarne l'immagine burocratica e polverosa dei banchieri, in nome di un approccio politico inclusivo, forte e riformatore e, per una volta, davvero antinazionale.
Ci si può provare?
Grazie a Sivola, veniamo a conoscenza dell'esistenza di campi di concentramento italiani al confine Est durante la seconda guerra mondiale.
Deportazioni, fucilazioni, morti per la mancanza di cibo ed umialiazioni di ogni genere erano la regola: il nostro impegno per il giorno della memoria sarà di non dimenticarcene.
Vi segnaliamo la storia di Stanka e Maria, il bellissimo documentario di Radio parole che ricostruisce il ruolo dei campi di Gonars vicino Udine e degli altri sparsi fra il Friuli, la Slovenia e la Croazia.
Qui il file audio della prima parte, in streaming, in formato mp3.
Qui il file audio, in streaming, in formato mp3 della seconda.
[Thanks to Ziganka]
Una guida di viaggio completa su tutti i Balcani, scritta proprio come si deve, dopo un lungo ed intenso viaggio!
Tabibito, i mangiatori di burek di tutto il mondo non te ne saranno mai abbastanza grati!
Disponibile in tedesco, giapponese ed, of course, inglese...
[Via Novala]
Biljana is always going to Bitola for work and (when she comes back) she is always singing me this song...
[Thanks to Balkan Scissors]
Making Biljana a switcher was not easy stuff. I have been actually trying since our first date, without success.
You can't imagine how much I did hated her win 98 that is never working on a even more awful pc.
"Francesco, the pc is not blocked", "Wait me to reboot", "My cousin (the famous geek cousin everyone has among his relatives) will come tomorrow and will erase c (erase what!?!?)". Everyday, something wrong.
Well, I used to see all this mess from my privileged point of view, from my never-stopping ibook. Biljana was not believing there are not viruses for it, and not "defragmenting" and formatting stuff to do: I knew she was just needing her time.
Ok she explained me that, yes, maybe the apple policy in these areas is a bit "out of market". The computers are too expensive and the people is earning less and less than us. She also told me, moreover, that finding an apple reseller in Skopje is kinda mission impossible.
The official news tonite is we finally found a store in Skopje which we are proud to link and to promote as much as we can. Future shop has all the models of Apple Mac and, now that finally mac mini has been released and the ibook has reduced its cost, Biljana is willing to buy one.
The matter now is which one to choose...
Honey, make the last little sacrifice, 999 is understandable price for freedom, take an ibook, for writing me your sweet words directly from your sofa!
These days, a premiere of the movie "Bal-Can-Can" will take place in Skopje and i'm planing to see it. I'm expecting to be a good one and for the rest we will see!
"The feature film is expected it's opening at upcoming European film festivals. This is a Macedonian-Italian-British co-production. Upon the official premiere, "Bal-Can-Can" will probably be on the regular repertoire in Italy and in domestic cinema halls. The story unfolds during the armed conflict in Macedonia and follows the grotesque adventures of an ordinary citizen of Macedonia, who drifts away into the labyrinths of the Balkan criminal underground trying to escape war. This is a black comedy."
[Thanks to Culture in mk]
Jackpunk ci ricorda che in Serbia e Kosovo esistono grandi porzioni di territorio ancora infestate dalle mine antiuomo.
Per sminare queste aree, serve un aiuto da parte dell'intera comunità internazionale.
[foto tratte da radio b92]
"Well every day is different on tour, but some are more interesting than others; today was one of the particularly memorable ones: we all arrived in Belgrade after a rocking, enthused show last night in the beautiful old city of Zagreb--the band were invited to meet the Serbian President, Boris Tadic, at the Presidential Palace, and we of course jumped at the chance. It was fascinating, low-key, relatively informal, and there is a lot of common ground between the President and the band—a lot of journalists were there, as R.E.M. has a long involvement with this part of the world, even if it is our first time to actually play a show here". [...]
Bertis Downs (manager dei R.E.M.)
C'è chi dice che il Presidente abbia pure richiesto di suonare al loro concerto-evento belgradese di stasera "Orange Crush", vedremo ;)

Dopo il caso dello studente prodigio, quello della più veloce interprete e inviatrice di messaggi in codice morse del mondo, è ora il momento del celebre native macedonian, Mike Zafirovski, presidente e chief operating officer di Motorola.
Sostiene Biljana che il suo nome sia "Mile" e che lo abbia cambiato in Mike dopo il suo arrivo in America...
In bocca al lupo, Mike/Mile!
That the necktie has its origin in Croatia (in Croatian: Kravata, English: Cravat, French: Cravate, German: Krawatte, Italian: Cravatta, Spanish: Corvatta) and that the word “cravat” came from the word “Croat” (Hrvat in Croatian); so called because worn by Croats in the French army during the Thirty Years’ War? In their own way, with the cravat, the Croats have started conquering the world from the coasts of the Adriatic Sea from 17th century. The consequences of that conquering are today felt around the necks by 600 million businessmen worldwide.
About the Pula istallation "A CRAVAT AROUND THE ARENA".
More Croatian primacies here.
Segnaliamo anche lo speciale sul Kosovo di Ideazione: data 7 dicembre (ammettiamo di non essere fedeli lettori della testata!) ma è per molti versi ancora attuale e dà un quadro realistico di ciò che sta succedendo da quelle parti, senza la retorica giustificazionista che purtroppo spessissimo ritroviamo nelle analisi politiche (rare) di matrice so called "riformista".