

Alex Langer
Ansa - Balcani
Appartamenti a Dubrovnik *TESTED*
B92
Babsi Jones
Balcani 2005
Balcanionline
Balcanpeace
Balkan idea
Balkanalysis
Bufale belliche: il caso Kosovo
Bulgaria - Italia
Café Babel
Centre for SouthEast European Study
Centro di arte contemporanea - Skopje
Città in rete nei Balcani
Civic World
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
Corrispondenze Macedoni
Cyber Yugoslavia
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Domino project
Ekonomist Serbia
Enrico Ruggeri
Exploring Macedonia
Festival di Guca
Flower Shop
Fondazione Alexander Langer
Fumare in Yugoslavia
Gori Vatra
History of Macedonia
ICE Speciale Balcani
Idividi
Indipendent Commission on Turkey
Informest
Institute for war and peace reporting - Balkans
Internazionale
Invest in Serbia
Istituto per il commercio estero
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Ivo Andric
K15
Le courrier des Balkans
Ljubljiana digital media lab
Lobi
Macedon.org
Macedonia.org
Macfax
Makedonium
Maknews
Mavi Guest House - Istanbul
Media Center - Belgrado
Mia - Macedonian Information Agency
Milcho Manchevski
Mymacedonia.net
Nacional - Croatia
Nejbosa Malic
New Balkan Politiks
Notizie Est
One World South East
Osce
Osservatorio Balcani
Paolo Rumiz
Reality Macedonia
Salto Youth
Sarajevo film festival
Sarajevo su Sapere.it
Seecult
Serbianna
South East Times
The communication initiative
Titoville
Tourist Association of Sarajevo Canton
Tourist Organisation of Belgrade
TPI Yugoslavia
Transitions on line
Turismo responsabile nei Balcani
Urban Festival - Zagabria
Verso Est
Viaggiare i Balcani
Vreme
Yuforyou.com
Panduzza
Deeario
Rudy
Trama
Mae*
Monica
Kiti
Camillo
Typesetter
Il Morris
Pino Cacucci
Bodycopy
Paolo
A fistful of Euros
Draxblog
Carniola
Halfway down the Danube
Novalas Europa
Ziganka
Sivola
Mirumir
East Ethnia
Over at Teekay's
Anna
Balkan's Scissors
Albellenic
Il Carnevale dei Balcani
Robna
Adam and Danielle
Bora
Sarajevo
Hase
Balkanalysis rapid reaction
Samizdat
Ergo iocus
Jess
La casa del Kebab
Che tempo fa a Skopje
Che tempo fa a Palermo

visitato *loading* volte
Vi posakuvame celo
beskonecno bogatstvo za bozik
toplinata na domot,
ljubovta od familijata i
drushtvo od dobri prijateli.
Srekni praznici
Augurandovi
tutte le meraviglie senza tempo del santo Natale,
il calore di casa,
l'amore della famiglia
e la compagnia degli amici più cari,
vi diciamo
Buon Natale
Whishing you all the
timeless treasures of christmas
the warmth of home,
the love of family and
the company of good friends
Merry Christmas
Francesco and Biljana
Su segnalazione di Monicuzza, l'interessantissma mostra bolognese di Lucia Feinig-Giesinger e delle dodici donne bosniache impegnate nel progetto Bosna Quilt Werkstatt.
La democrazia è qualcosa che si costruisce anche con l'acquisizione di metodologie, di tecniche, di procedure che, come è ovvio, non sono neutre, anzi.
Di capitale importanza è formare professionalità che sappiano progettare e gestire il rapporto con il pubblico e con i media in maniera non improvvisata e volontaristica.
Nei balcani, insomma, servono, "come il pane", professionisti delle pubbliche relazioni compententi e animati di buona volontà.
Per questo ci sembra di particolare valore l'iniziativa del Macedonian institute for Media che ha messo su un sito interamente dedicato alla questione, pubblicandovi un utilissimo e-book, in triplice lingua e scaricabile gratuitamente, utilissimo anche per i "non balcanici" interessati alle tematiche della comunicazione.
Buona lettura allora ma soprattutto "buona pianificazione" di un intervento di comunicazione positivo per l'immagine dei nostri amati balcani (io e Biljana ci stiamo seriamente pensando!).
P.s. I designer che hanno progettato il sito sono veramente bravi e meritano un po' di pubblicità: i nostri complimenti, quindi, ai Koma Labs.
Dopo il caso dello studente prodigio già raccontato da Burekeaters, è ora il momento della più veloce interprete e inviatrice di messaggi in codice morse dell'intero pianeta.
È di Berovo e si chiama Tanja Azhderska.
Oggi è un gran giorno per chi crede in un'Unione Europea laica e, proprio perché laica, multiculturale e multireligiosa.
Benvenute alla Turchia ed alla Croazia che inizieranno presto i negoziati per l'adesione all'Unione.
Trascrivamo integralmente l'articolo dell'apertura odierna di Osservatorio Balcani, sperando di contribuire a fare una piccola luce sulle concrete responsabilità sul tappeto delle ormai quotidiane crisi in Macedonia e nei Balcani.
Macedonia: Benvenuto Paramilitare
17.12.2004
Il nuovo governo della Macedonia dovrà fare i conti con un’insurrezione armata locale non appena entrerà in carica. Un gruppo armato ha assunto il controllo di Kondovo, un sobborgo della capitale abitato da popolazione albanese, e chiede una nuova amnistia e un aiuto per il reinserimento sociale dei propri membri
UCK in uniforme
Di Biljana Stavrova e Robert Alagjozovski, per TOL, Skopje, 13 dicembre 2004
Traduzione di Francesco Martino, redazione Notizie Est
Il nuovo primo ministro Vlado Buckovski non ha ancora assunto le sue funzioni che deve già fare i conti con forti tensioni etniche. Un gruppo armato ha assunto il controllo di Kondovo, un sobborgo della capitale abitato da popolazione albanese, e chiede una nuova amnistia e un aiuto per il reinserimento sociale dei propri membri. Nelle settimane passate la coalizione di governo ha sostenuto che si trattava di un problema locale amplificato dai media, ma ormai possiamo parlare di un’escalation della crisi. Sfoggiando armi automatiche, dozzine di giovani albanesi in uniforme nera e mimetica hanno occupato il centro del villaggio e l’hanno dichiarato “territorio libero”, impedendo l’accesso a polizia e giornalisti.
La presenza di questi armati non ha messo in pericolo la vita del sobborgo. Gli studenti continuano ad aspettare gli autobus che li portano a scuola a Skopje, e il lavoro è proseguito senza troppo trambusto sulle strade di Kondovo.
L’opposizione ha richiesto a gran voce “un’azione di forza” contro i paramilitari, mentre i partiti di governo hanno tentato di gettare acqua sul fuoco. Il vice ministro dell’interno, Hazbi Lika, ha dichiarato che al governo non sono arrivate conferme sulle informazioni che riguardano il gruppo armato di Kondovo. Ha aggiunto che si tratta semplicemente di un gruppo di giovani strumentalizzati, esasperati dalla lentezza con cui vengono implementati gli accordi di pace che hanno messo fine alla breve guerra civile nel 2001.
Ma quando la televisione ha mostrato le immagini dei paramilitari, la pressione dell’opinione pubblica inevitabilmente è cresciuta.
“Per noi è inaccettabile il fatto che un gruppo armato occupi la capitale chiedendo un provvedimento di amnistia” ha dichiarato Ganka Samoilova-Cvetanovska, del VMRO-DPMNE, il principale partito di opposizione. Altri partiti non governativi hanno espresso posizioni simili: “Una nazione normale non può tollerare che gruppi armati mettano a repentaglio la propria sovranità”, ha dichiarato in conferenza stampa Pavle Trajanov, della coalizione Terza Via, sollecitando “un’azione ben organizzata delle forze di polizia per mettere fuori combattimento il gruppo armato”. E adesso anche dagli stessi partiti della coalizione di governo cominciano a venire dichiarazioni meno accomodanti.
Andrei Zernovski del Partito Liberaldemocratico (LDP) ha detto che “la pazienza è al limite e alcune iniziative devono esser prese”, paragonando la situazione di Kondovo a quella di Tanusevci, il villaggio da cui partì il conflitto armato nel 2001.
Un portavoce del ministero dell’interno ha dichiarato che “iniziative legali verranno prese non appena la situazione lo renderà possibile”, aggiungendo che la polizia sta già operando sul terreno, alla ricerca di supporto in loco.
Alla ricerca di simili risultati, l’ex leader della guerriglia Ali Ahmeti, dell’Unione Democratica per l’Integrazione (BDI), e Menduh Thaci, del Partito Democratico degli Albanesi (PDSh) hanno incontrato il 6 dicembre i capi del gruppo armato, per capire quali siano le loro richieste.
Dopo l’incontro Ahmeti ha detto soltanto “Questi giovani ci hanno parlato dei loro problemi”. Gli armati si sono presentati come ex combattenti dell’Uck macedone, che oggi vivono in modo precario e che non possono spostarsi altrove in altre zone del paese alla ricerca di migliori condizioni di vita. Hanno chiesto facilitazioni riguardo all’accesso al mondo del lavoro ed un riesame dei processi per tutti coloro che sono stati esclusi dall’amnistia generale del 2001.
“Le loro richieste sull’amnistia mi sembrano accettabili”, ha detto infine ai media Ahmeti.
Buckovski, da primo ministro entrante, non ha nascosto le sue perplessità a riguardo, dichiarando pubblicamente: “Un provvedimento del genere potrebbe generare un circolo vizioso che può mettere in forse la stessa forza della legge”. La stessa posizione è stata assunta dal ministro della giustizia, che ha aggiunto che l’amnistia del 2001 è stata implementata appieno. Attualmente, ha poi concluso lo stesso ministro, ci sono soltanto due casi ancora pendenti a carico di ex membri dell’Uck, e comunque un’amnistia per i fatti accaduti dopo la fine del conflitto sarebbe una decisione di carattere politico, che solo il parlamento è in grado di prendere.
Il VMRO-Narodna, una formazione nata recentemente da un’ala dissenziente del VMRO-DPMNE e guidata dall’ex premier Ljubco Georgevski, ha presentato la sua proposta di un nuovo provvedimento di amnistia, pensata per i membri di un’unità speciale della polizia, ora disciolta, che si è resa famosa durante e dopo il conflitto. Questa amnistia dovrebbe riguardare anche l’ex ministro degli interni Ljube Boskovski, arrestato quest’anno in Croazia con l’accusa di aver fatto brutalmente assassinare sette presunti “terroristi stranieri” nel 2002. Tra l’altro anche il tribunale internazionale dell’Aja è interessato al ruolo svolto dallo stesso Boskovski durante la guerra civile del 2001.
Ma il VMRO-Narodna con questa proposta non ha alcuna intenzione di inserire anche i ribelli albanesi tra i beneficiari della nuova amnistia.
“Il principale obiettivo di questo provvedimento è, nelle nostre intenzioni, quello di amnistiare i difensori della Macedonia e Ljube Boskovski. I terroristi di Kondovo non hanno volto, salvo Ali Ahmeti e Menduh Thaci”, ha dichiarato Vesna Janevska, presidente del VMRO-Narodna.
Rafiz Aliti, vice presidente del BDI, ha replicato sostenendo che le famiglie dei caduti dovrebbero essere trattate tutte nello stesso modo, sia che si tratti di ribelli che di membri delle forze di sicurezza.
Ci sono varie teorie sulla vera identità del gruppo armato di Kondovo. Questa rivolta potrebbe nascere in parte da una promessa non mantenuta dello stesso BDI, quella cioè di risolvere il mistero che circonda l’uccisione del ventitreenne Fatmir Yakupi, avvenuta durante le elezioni locali nel 2000. I cittadini di Kondovo boicottarono le consultazioni a causa di questo delitto.
Sui media macedoni è circolata la voce che una delle cause che spiega quanto sta accadendo potrebbe risiedere nella scomparsa di un’enorme quantità di denaro raccolto a suo tempo dalla diaspora albanese, allo scopo di aiutare i membri dell’Uck e le famiglie dei caduti. Gli scandali di corruzione che sono scoppiati nei ministeri attualmente sotto controllo da parte della comunità albanese, sarebbero appunto un tentativo di recuperare i fondi finiti nelle tasche di qualcuno.
Anche la scuola islamica di Kondovo attira l’attenzione dei servizi di sicurezza. Claude Moniquet, dello European Strategic Intelligence and Security Center di Bruxelles, sostiene che la scuola è finanziata da fondamentalisti islamici di origine saudita.
“Questo tipo di scuola - ha detto Moniquet – attira coloro che sono convinti che la società debba essere cambiata con la violenza. Le forze di sicurezza macedoni dovrebbero fare molta attenzione a ciò che sta accadendo, perché potrebbe essere l’inizio di qualcosa di pericoloso”.
Il PDSh, oggi all’opposizione, ha una sua propria teoria sulle cause della crisi. La decisione di far parte del team negoziale che ha dialogato col gruppo di Kondovo ha creato non pochi imbarazzi politici per Thaci. Secondo il PDSh i responsabili vanno cercati nelle fila dei due partiti di governo, il Partito Socialdemocratico e il BDI, e non hanno niente a che fare con la propria formazione politica.
“La maggiore obiezione [contro la partecipazione alle negoziazioni a Kondovo] è stata il fatto che Thaci stava aiutando Ahmeti a risolvere un problema da lui stesso creato. I gruppi armati erano tenuti pronti nel caso in cui il referendum sulla riforma della divisione amministrativa avesse avuto successo. Dopo il referendum, questi gruppi sono scappati di mano al governo e adesso portano avanti proprie richieste”. Sono queste le parole di Suleiman Rushiti, un portavoce del PDSh, che risalgono al 9 dicembre.
Secondo un rapporto del ministero degli interni, preparato in vista della riunione della commissione parlamentare difesa e sicurezza del 13 dicembre, il gruppo è capeggiato da Agim Krasniqi, originario di Kondovo, e Lirim Jakupi, proveniente dalla Serbia meridionale. Jakupi è accusato di terrorismo dal governo serbo ed è ricercato dall’Unmik, che ha emesso un mandato di cattura internazionale contro di lui. Anche le autorità macedoni ritengono che Jakupi sia dietro l’attacco ad una pattuglia della polizia avvenuto a Skopje il 15 settembre, nel sobborgo di Sutka.
Il governo di Buckovski non è ancora stato formato ed ha già seri problemi da affrontare. Kondovo potrebbe essere un primo test sulla capacità del governo di imporre il primato della legge e di affrontare prove impegnative. Radmila Sekerinska, vice premier con delega all’integrazione europea, ha detto che l’”affare Kondovo” potrebbe far fare parecchi passi indietro alla Macedonia sulla strada verso l’Ue. Cosa più importante però, rischia di far di nuovo alzare la temperatura delle mai sopite tensioni etniche.
Tutto questo accade contemporaneamente alla forte presa di posizione di Buckovski nel voler escludere dal nuovo governo l’ex ministro dei trasporti e vicepresidente del BDI Agron Buxhaku, coinvolto in accuse di corruzione. I partiti albanesi hanno già mandato chiari segnali che la lotta alla corruzione non può essere portata avanti su base etnica. In un’intervista dell’11 dicembre al quotidiano Dnevnik, Buckovski ha detto che il problema sarà risolto “in dodici giorni”, a partire dall’insediamento del proprio gabinetto. Il problema di Kondovo, ha detto risolutamente, non riuscirà a destabilizzare la Macedonia.
Lo so che la notizia fa ridere ma sia Sylvester Stallone che Robert De Niro stanno per interpretare, in due film diversi, il ruolo del maresciallone!
Qui non si vede l'ora di saperne di più per "vedere di nascosto l'effetto che fa"...
[thanks to Mirumir via Fabrizio].
Interessantissima prima produzione multimediale di Jack Punk e degli Afasici.
Sarajevo ed il suo tunnel sotterraneo per sfuggire all'assedio.
Questa storia, semplice e commuovente, sembra spuntata dalla notte dei tempi.
Ve la giro subito con la stessa emozione di chi nella soffitta di casa ritrova, coperta dalla polvere, una memoria importante, un esempio di come potrebbe essere vissuta una vita normale.
[Grazie a resistenze.org via crj mailing list]
Commemorazione in onore di Jurizza Pietro
4 novembre 2004
Jurizza Pietro nasce a Zara nel 1920 e si chiama Jurica Petar (pr. Juriza)
E’ da poco finita la grande guerra, la vita non è facile e la Croazia poco dopo passa sotto l’occupazione fascista dell’Italia.
Pietro cresce in una famiglia semplice e modesta, con l’ottimismo, l’animosità e l’impeto tipici della gioventù vissuta nelle città di mare croate come Zara, ricche di storia, cultura e desiderio di libertà dalle varie occupazioni subite.
Dopo aver convissuto per anni con le ingiustizie dell’occupazione italiana, all’età di vent’anni, viene messo di fronte agli orrori della seconda guerra mondiale.
Vede la sua città distrutta dai bombardamenti e deturpata dalle atroci violenze dei fascisti italiani, perde parenti ed amici, e si sente così obbligato a scegliere: e Pietro scelse di diventare un partigiano ancor prima che Tito organizzasse la resistenza a Zara.
E’ un ragazzo convinto, ha paura, non è felice d’aver scelto d’imbracciare le armi ma non sopporta le ingiustizie.
Pietro diventa presto un partigiano coraggioso ed intelligente: militerà prima nella resistenza partigiana jugoslava organizzata da Josip Tito e poi anche in Italia nella lotta di liberazione nazionale dal nazifascismo .
Durante la guerra dimostrò tutto il suo impeto, la sua abilità e la sua arguzia riuscendo a combattere i nazifascisti sulle montagne jugoslave ed anche nelle città del nord Italia da Padova a Trieste esposto qui a rischi forse maggiori.
Numerosi sono gli episodi in cui si distinse, come ad esempio la cattura di 400 soldati tedeschi in un’imboscata organizzata da lui con soli 5 partigiani.
Dimostrò anche il suo equilibrio e la sua umanità aiutando ad esempio gli ebrei jugoslavi a fuggire dai nazisti ed aiutando la popolazione italiana di Padova a sopravvivere alla fame con la distribuzione presso la Chiesa di San Carlo di viveri da lui sottratti ai convogli tedeschi.
Dimostrò equilibrio anche non negando il suo aiuto a quei soldati tedeschi che in guerra si rifiutarono di obbedire agli atroci ordini che venivano loro impartiti dai diretti superiori contro la popolazione civile.
A quei soldati diede rifugio e dieci anni dopo la fine della guerra vennero a ringraziarlo facendogli visita a Padova.
Jurizza Pietro durante la guerra conobbe la famiglia Perin che a causa della guerra si trovava in una difficile situazione e ad essa egli diede tutto il suo sostegno.
Si innamorò di Nella Perin, decise di sposarla e di vivere con lei a Padova rinunciando poi alla cittadinanza juogoslava.
Al termine della guerra ricevette la medaglia Garibaldina e l’attestato di Patriota per la libertà dei popoli dal maresciallo Alexander di encomio in riconoscimento del suo impegno e dei risultati raggiunti nella lotta contro il nazi-fascismo e spinto da grande passione sociale e senso civico continuò a distribuire viveri anche presso le scuole di Padova.
Purtroppo il coraggio che tanto gli era servito in guerra gli creò non pochi problemi in pace: basti pensare ai due anni di confino cui fu condannato senza processo per avere osato, a guerra finita, ribadire ad un comizio pubblico il mancato arrivo a Padova degli aiuti promessi, con il piano Marshall, alla popolazione civile.
Il coraggio di ribadire i suoi ideali di giustizia sociale assieme alla sua origine slava hanno alimentato non pochi pregiudizi nei suoi confronti e proprio nel paese per lui straniero ma per cui tanto aveva fatto durante la guerra.
Nell’Italia del dopo guerra non trovò nessuna forma di riconoscimento per quanto fatto per la liberazione e per la popolazione civile.
A causa delle sue origini slave e degli ideali di cui andava sempre fiero senza mai nasconderli, per molti anni gli vennero offerti solo i lavori più faticosi e precari che egli fu costretto ad accettare: ma lui non si perse mai d’animo e lottò con la stessa determinazione dimostrata in passato ma questa volta nel lavoro e per la famiglia che andava costruendosi con sua moglie Nella Perin.
Si dedicò molto alla famiglia: ebbe due figlie Cristina e Antonella.
Burbero nel carattere ha sempre dimostrato nei fatti tutto il suo amore per sua moglie e per la sua famiglia.
Portava un affetto rispettoso anche per la madre di sua moglie che aiutò nei momenti difficili e con la quale si dimostrò sempre disponibile e paziente.
Fu sempre disponibile anche con i familiari della moglie.
Con i suoi quattro nipoti, Emiliano, Miriam, Elisa e Silvia fu sempre allegro, tenero ed affettuoso, un vero nonno.
Mantenne sempre vivo il suo interesse per la società, trovando sempre il tempo di informarsi sui fatti e gli avvenimenti della politica leggendo libri e giornali, e la sua capacità di ragionare e confrontarsi criticamente con le persone senza perdere mai in questo una vitalità davvero invidiabile.
La sua vita da pensionato gli permise di dedicare il tempo libero ai suoi nipoti e all’approfondimento delle sue letture preferite, conferendogli sempre un animo giovane e dinamico a dispetto dei suoi crescenti problemi di salute.
Jurizza Pietro passò 60 anni in Italia, che divenne così la sua seconda terra, ma non dimenticò mai la sua terra madre.
Sempre felice di andare a trovare ogni estate tutti i suoi parenti di Zara ha permesso alle sue figlie ed alle loro rispettive famiglie di scoprire, conoscere ed amare la sua terra e la sua gente.
E’ di sole tre settimane fa la triste scomparsa di suo nipote Tonci Sikic al quale voleva molto bene.
A tutti noi piace pensare che ora si siano ritrovati a discutere, litigare e scherzare come erano soliti fare.
Questo è Jurizza Pietro: una persona su cui non si possono fare commenti ma di cui si possono e si devono ricordare le cose fatte, che tutto dicono della sua anima.
Una persona straordinaria, di poche parole, vissuta sempre lottando e guidata da tre profondi e grandi ideali: l’eguaglianza, la famiglia e la giustizia sociale.
Basterà ricordare di lui le grandi cose che ha fatto in vita per sapere chi era e cosa ci ha insegnato ad essere.
Pietro i tuoi ideali non sono morti, continuano in noi e di questo te ne saremo eternamente grati.
Commemorazione pronunciata dal nipote Emiliano al funerale
Domani questo blog vivrà un momento davvero speciale: la redazione di Verso Est di Rainews 24 sarà a Palermo per un servizio dedicato a Burekeaters, ai blog balcanici ed alla blogsfera italiana in generale!
Chi volesse proporre argomenti di discussione e "dire la sua" nei commenti può lasciare il suo messaggio :-)
Krste Misirkov
"For a nation to preserve its own national language and to protect it as something sacred means that it remains loyal to the spirit of its ancestors and respectful for what they had created."
Krste Misirkov, On the Macedonian Affairs, 1903
http://nka.com.mk/misirkov/biography.htm
Krste Petkov Misirkov, the prominent Macedonian publicist, philologist and linguist who set the principles of the Macedonian literary language at the beggining of the 20th century.
His oppinions on the political and national issues of the time carry the proof of the struggle of the Macedonian intellectuals and their contribution to the fight for the liberation of the Macedonians and the creation of an independent Macedonian state.
E di Corax, ne vogliamo parlare?
So di essere impopolare ma a me Pino Scaccia proprio non riesce a piacere.
[Grazie Sivola per la segnalazione].
Il sito dell'ente del turismo di Belgrado è molto bello e ricco di notizie. Per anni, mi sono occupato di web content management e so come funzionano cose di questo genere.
L'approccio è quello del marketing, diciamo, ingenuo, pacioso della promozione turistica: descrivere il pittoresco, l'esotico, in maniera pacata ma "poetica", senza estremi, con un uso dell'emotività controllato e rivolto ad "incuriosire", ad “attirare l’attenzione” alla ricerca del “fait diver”, senza scatenare passioni forti. Senza amare, senza analizzare (che potrebbe persino essere un modo di amare). Avete presente Patrizio Roversi e Susy Blady? Si possono amare Patrizio Roversi e Susy Blady di Turisti per Caso? I siti degli enti turistici sono proprio come i loro lettori si aspettano che siano. Roba per turisti.
È ovvio che in un sito del genere la guerra non può entrarci (o può entrarci come souvenir, come i bossoli di mitragliatrice venduti alla Bascarsija di Sarajevo trasformati in portachiavi o penne vendute al miglior offerente).
La guerra, dal sito dell’ente del turismo di Belgrado, infatti, viene rimossa ed al suo posto alla pagina "Why Belgrade" troviamo:
"Come to a city where you will feel at home".
"This is not a tourist slogan but the truth. We are not bearing in mind the well know Serbian hospitality that seems to grow with the number of kilometers our guest has made to come to Belgrade. Belgrade is an unusual mosaic built up by centuries of overlapping civilizations in which everyone finds at least something that reminds him of home, obviously wrapped up in the inimitable Belgrade charm".
L'ospitalità, il mosaico di civiltà, lo charme di Belgrado: tutto secondo le regole.
Navigando fra le pagine del sito, accessibile e dalla grafica semplice ma elegante, si trovano, poi, un bel po’ di notizie davvero utili per chi volesse visitare la città: accomodation, pub, mappe, eventi aggiornati, cartoline. Siamo, insomma, al massimo livello del “prodotto medio”, che non esclude nessun navigatore, che funziona.
La poesia l’incontri, te la ritrovi davanti quando meno te l’aspetti, con la stessa presenza ingombrante ed imponente di un macigno. Ecco, è emozionante vivere nella lettura il passaggio dall’aurea mediocritas del marketing alla rottura, dalla catena di montaggio alla nascita imprevedibile del punctum, dello spirito di una nazione che si mostra, come un macigno camminando sulle gambe di un eroico quanto anonimo web-content manager.
Si parte dal quadretto. Quando si parla del Belgrade Spirit, alla voce "Politics" si inizia a raccontare il solito racconto, fatto a misura di turista occidentale:
“We amazed the world (at least the democratic one) for the first time, in 1996 and 1997. Rejecting the disputable results of the municipal elections, for 88 days, hundreds of thousands of people took part in street protests against the former dictator. Good humor and unrestrained optimism created a positive energy tidal wave ever seen in the Balkans. It was an festival of democracy, a demonstration of the will of the people, something that seldom happens even in more fortunate countries”.
Tutto secondo i piani.
Ecco, in questo scenario, succede qualcosa di inaspettato, improvvisamente:
“Unfortunately, our model - the western democracies - wasn't completely innocent itself. From March 24th until June 9th 1999 NATO planes incessantly bombed Belgrade, killing people and destroying building in the very heart of the city. Bridges, power stations, airports were targeted... as well as private houses. An explanation for such crimes against Serbia and Belgrade is hard to find”.
È vero, una spiegazione, la spiegazione che cercano i serbi, è difficile da trovare.
"Toa sum jas" finalmente on line qui con il proprio sito ufficiale...